La felicità non ha peso

A cosa l’uomo “non può rinunciare”? Sicuramente l’essere umano per sopravvivere ha la necessità di soddisfare i suoi bisogni fisiologici primari: respiro, alimentazione, sesso, sonno, omeostasi.

Alcuni tra questi bisogni, oltre ad essere necessari per la conservazione della specie, sono legati a delle emozioni, ad esempio il sesso e il cibo sono connessi alla sensazione di piacere. Inoltre le modalità con le quali questi piaceri vengono soddisfatti sono molto spesso legati alla cultura di appartenenza e al periodo storico in cui si vive.

Può dunque succedere che il “modo” di mangiare o di soddisfare altri bisogni dia informazioni rispetto la nostra provenienza, i nostri rituali, rispetto le mode dei nostri tempi… Ad esempio in Giappone fare piccoli sonnellini durante l’ora di lavoro è sinonimo di grande valore, nel sud Italia stare a tavola per più di due ore con la propria famiglia è sinonimo di gioia e convivialità, anche il modo di vivere e raccontare la propria sessualità è differente tra un orientale e un occidentale…

 

Quindi tutti dobbiamo sopperire agli stessi bisogni fisiologici per vivere, ma il modo in cui lo facciamo ci differenzia e racconta molto di noi e delle nostre relazioni.

Il nostro corpo è una macchina perfetta, soddisfatte queste esigenze primarie può far fronte ai bisogni secondari. Ma non siamo solo carne, può capitare infatti che la privazione o il cercare eccessivamente la soddisfazione in uno specifico bisogno sia sintomo di malessere.

E’ il caso dei disturbi alimentari, le persone non mangiano solo per “carburare la macchina”, ci sarà sicuramente capitato di sentire frasi come “Mangio perché sono nervoso”, “Quando sono triste mi passa l’appetito”, ”mangio per noia”. Spesso il senso di fame è legato alla voglia di sentirsi soddisfatti, si mangia perché si è frustrati e il cibo regala quel piacere che non si trova altrove. Oppure si saltano i pasti o si digiuna per punire inconsapevolmente se stessi.

Il modo in cui consumiamo il cibo porta con se conseguenze e cambiamenti visibili: aumento notevole di peso oppure drastico dimagrimento. Tutto questo ha ripercussioni sulla percezione della nostra immagine corporea che a sua volta influisce molto sulla nostra autostima e sul nostro benessere. I social sempre più presenti nella nostra vita, così come le pubblicità in cui sono presenti uomini e donne “perfettamente ritoccati”, certamente non aiutano.

Non sentirsi a proprio agio con se stessi, è una sensazione che accomuna tutti i soggetti che hanno disturbi alimentari. Questo senso di inadeguatezza limita in maniera preponderante molti aspetti della vita di un individuo.

Che cosa fare dunque per evitare di diventare schiavi del cibo, ed essere in sintonia con se stessi, con gli altri e con il mondo che ci circonda? Cosa fare per sentirsi bene, essere felici, attirare emozioni ed eventi positivi?

La prima cosa da fare per cambiare il proprio modo di vivere è capire come farlo, analizzare se stessi e chiedersi perché non si sta mangiando in maniera sana, perché la nostra pelle sembra meno giovane, perché siamo così nervosi e ricorriamo spesso al cibo per sentirci meglio, perché non abbiamo l’energia per affrontare tutte le attività che ci proponiamo, perché saltiamo i pasti, quanto il sistema familiare influisce sulla nostra condotta alimentare…

Bisogna prendere consapevolezza delle proprie fragilità e delle scelte che giorno per giorno facciamo in maniera automatica.

E’ necessario informarsi su quanto le nostre abitudini alimentari facciano male alla salute, e trovare quindi la giusta motivazione per sforzarci di cambiarle. Certamente mantenere una corretta alimentazione spesso risulta difficile in quanto entrano in gioco sia aspetti fisici che psicologici, ma “chi ben comincia è a metà dell’opera”.

Da dove cominciare?

  • Parlare con uno psicologo aiuta a prendere consapevolezza delle nostre scelte, andare alla radice dei problemi eliminando il sintomo disfunzionale. Imparare a relazionarsi con il cibo significa imparare ad ESSERE in relazione con se e con l’altro.
  • Bisogna poi Fissare dei controlli medici sia per escludere difficoltà organiche, sia per stabilire i progressi facendosi seguire ad esempio da un nutrizionista, evitando così diete squilibrati o digiuni a giorni alternati che rendono difficile arrivare all’obiettivo
  • Fondamentale è associare una dieta all’attività sportiva, il movimento regala innumerevoli benefici al nostro corpo come: maggiore ossigenazione e aumento della capacità polmonare, miglioramento della funzionalità capillare nelle zone periferiche del corpo, migliore forma fisica, rilassamento e diminuzione dello stato di stress, miglioramento del sistema di termoregolazione.

Un’idea da non sottovalutare è quella di farvi seguire da un personal trainer in modo tale da poter seguire programmi efficaci e personalizzati, inoltre la presenza di un coach vi darà la carica giusta e vi permetterà di non sentirvi soli in questa impresa. Al tal proposito vi consiglio di visitare il sito fat  to fit dove troverete un professionista del settore a vostro servizio.

Dovete volervi bene, prendersi cura di se stessi sarà la strada giusta verso la felicità. Il miglior investimento che si può fare nella vita è quello di puntare su se stessi..

dott.ssa Angela Gaeta

Una risposta a “La felicità non ha peso”

  1. Una fotografia della società odierna.
    Il malsano rapporto col cibo spesso e purtroppo si manifesta tra i più giovani… è importante condividere e diffondere i suoi consigli.
    Complimenti Dottoressa

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